Quel cavo che fa tremare le TELCO.

facebook and telco TLC
facebook and telco TLC

Può sembrare un paradosso, ma non lo è.

18 ottobre 2016. News. Amazon pronta a rivendere in Europa (UK e Germania in primis) connessioni a banda larga in bundle ai propri servizi. (leggi qui)

14 ottobre 2016. News. Google e Facebook investono nel progetto Pacific Light Cable Network, un cavo da quasi 13.000 km che collegherà Los Angeles a Hong Kong. 120Tbps pronti nel 2018. (leggi qui)

26 maggio 2016. News. Microsoft e Facebook investono in “Marea” cavo atlantico da 160 Tbps che collega Virginia (USA) con Bilbao (Spagna) (leggi qui)

12 agosto 2014. News. Google investe in “Faster”, cavo da 60 terabit per secondo che collega Portland (USA) a Shima (Giappone). (leggi qui)

Questo sono solo alcune delle notizie apparse ultimamente. Oramai la strada è chiara: i così detti Over The Top (OTT) ovvero Google, Apple, Microsoft, Amazon, Facebook, e compagnia bella, si stanno costruendo (o comprando) l’infrastruttura di trasporto. Grazie alle nuove tecnologie e alle nuove architetture in fibra ottica, i costi per l’accesso alla rete (sia per i clienti finali, sia in ambito wholesale quindi per altri soggetti, vedi ad esempio gli OTT) stanno diminuendo sensibilmente, semestre dopo semestre.

E se c’è una cosa che gli OTT hanno, sono i soldi (anche grazie a regimi fiscali, diciamo… agevolati. Ma questa è un’altra storia).
Era fine 2012 quando l’ex AD Marco Patuano di Telecom Italia diceva, in un’intervista pubblicata dalla Harvard Business Review:
“Gli OTT presuppongono l’esistenza delle infrastrutture e dei servizi di base di un operatore Telco per poter fornire i propri servizi.”
Sono passati pochi anni e lo scenario è completamente cambiato, e cambierà ancora più velocemente. Il paradigma, ancora un volta, si modifica. Se fino a ieri gli operatori di telecomunicazioni erano l’asse portante per gli OTT, una sorta di scheletro insostituibile, oggi la situazione è mutata. Guardiamo cosa sono oggi gli, OTT:
  1. Fornitori di servizi. Spesso servizi premium o “core” per i loro clienti, ma anche semplicemente commodity per il mercato consumer.
  2. Hanno i contenuti. Tutti i dati prodotti dai clienti, sono “accuditi” dagli OTT.
  3. Hanno l’infrastruttura. La rete di data center degli OTT è impressionante. Spesso è difficile reperire informazioni dettagliate, in altri casi (vedi Google e Amazon) le informazioni sono in bella mostra. E’ importante fare marketing su questi asset.
  4. Operano worldwide. Non hanno limiti geografici.
  5. Si stanno comprando la rete di trasporto.
amazon data center map
amazon data center map

Con questo panorama, qual è il futuro delle TELCO?

Tante possono essere le risposte. Di certo il ruolo delle TELCO cambierà profondamente. La competizione globale con gli OTT non ha senso, perché sarebbe persa in partenza. Credo invece che la focalizzazione sul territorio (nazionale/locale) possa essere una delle armi vincenti: riuscire a lavorare fianco a fianco con il proprio segmento di mercato, e contemporaneamente trovare spazio per sviluppare partnership con gli OTT.

Il rischio è che le TELCO siano relegate in un angolo ed il loro ruolo diventi solo quello di fornire la rete di trasporto. Un mercato che – come abbiamo visto – può essere “comprato” da un OTT in un batter d’occhio. Per questo motivo dovranno valorizzare gli asset infrastrutturali – rete e soprattutto data center – e coinvolgere gli OTT per diventarne partner, fornendo un valore aggiunto nella distribuzione dei loro servizi. Quale? Ad esempio la presenza sul territorio, la vicinanza al cliente. Un punto di forza che oggi, spesso, si perde, ma che può fare la differenza.

Un operatore locale/nazionale, ad esempio, potrebbe fornire sotto gli aspetti legislativo / privacy / sicurezza / assistenza più garanzie ad un cliente business, anche perché ricade sotto la stessa legislazione.

Buon lavoro ai direttori marketing del prossimo decennio.