5G: in Italia siamo già in ritardo.

logo ufficiale 5g | marco govoni
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5G: la politica deve muoversi velocemente perché i provider possano massimizzare gli investimenti nella rete del futuro.

Uno degli argomenti di punta al Mobile World Congress di Barcellona, è stato sicuramente quello relativo alla (futura) rete 5G. Anche perché l’ITU (International Telecommunication Union) ha rilasciato la versione draft delle specifiche, nel report IMT-2020 che potete visionare qui.
Interessanti le linee guida, che sintetizzo:
  • Velocità. Il peak data rate minimo per cella è di 20Gbps in download e di 10Gbps in upload. Questi sono i valori minimi per ogni singola cella.
  • Velocità effettiva. La velocità minima per ogni utente dovrà essere di 100 Mbps in download e 50Mbps in upload.
  • Latenza. Sarà di max 4 millisecondi. Oggi, per avere un’idea, con LTE è di 20 millisecondi.
  • Densità. La rete 5G dovrà poter supportare minimo 1 milione di device connessi per chilometro quadrato.
  • Mobilità. Dovranno essere supportati device che si spostano con velocità fino a 500 km/h.
Con il nuovo standard appare subito evidente il “salto” in termini di “capacità di rete”: ovvero la possibilità di poter gestire moltissimi device, con performance minime di livello medio/alto.
E’ un chiaro segnale: tantissimi saranno gli oggetti che potranno usare questa tecnologia.

Bene. Ma proviamo a contestualizzare tutto questo in Italia. Gli operatori a che punto sono? La legislazione è pronta?

Purtroppo la situazione non è così semplice. Da un lato ci sono i provider che dovranno – oltre ad investire sulla nuova rete 5G – aggiornare e (continuare) a potenziare la rete in fibra, backbone/backhaul. Perché il rischio è di trovarsi con una rete di trasporto che faccia da collo di bottiglia.
Dall’altro lato troviamo invece una serie di nodi che devono essere sciolti quanto prima: standardizzazione, incentivi, norme sull’elettromagnetismo e gestione delle frequenze. 

Solo a scriverli, questi 4 punti, posso immaginare quanto tempo impiegherà la nostra classe politica per trovare soluzioni: tra commissioni, tavoli di confronto, elezioni politiche, rischiamo di perdere un ulteriore treno. L’ulteriore rischio è che gli operatori – nel tentativo di rispettare un time to market sempre più aggressivo – realizzino standard proprietari.

Il 5G è un occasione unica non solo per le telco – come ha detto Guido Ponte in questa intervista – ma per tutto il paese. E’ l’occasione per risolvere problemi normativi incancreniti. E per lanciare nuovi modelli di business.