Pagare o no un riscatto Ransomware? Rubato il codice di FIFA 21 (grazie a un cookie), l'FBI inganna i criminali, pizza e militari.

Puntata numero 25 di Cronache Digitali, dove ogni settimana vi racconto cosa è accaduto nel mondo del cybercrime, per prendere nuovi spunti su come difendersi.
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- Pagare o no un riscatto Ransomware? I casi Colonial Pipeline e JBS, aggiornamenti e riflessioni.
- Electronic Arts sotto attacco: rubata parte del codice di FIFA 21, ma non solo.
- L'FBI inganna i criminali: usavano da tempo un app di messaggistica che... li spiava!
- Apache Pizza avverte i clienti di non rispondere alle email...
- ADATA vittima di Ragnar Locker: cosa è successo?
- Alla Witte accusata a Miami per essere tra i creatori di Trickbot.
- Data breach per Navistar: rubati dati militari.
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Pagare o no un riscatto Ransomware? I casi Colonial Pipeline e JBS, aggiornamenti e riflessioni.
La risposta alla domanda nel titolo è unanime: NO. Quando una azienda viene colpita da un attacco ransomware e subisce quindi la richiesta di un pagamento per poter riavere l'accesso ai propri file, la vittima di pone la domanda: pagare o non pagare?
Forze dell'ordine - fino all'FBI - e professionisti del mondo della sicurezza informatica, sconsigliano di pagare. Ecco alcuni dei motivi:
- Innanzitutto si alimenta un mercato illegale.
- Possono esserci implicazioni legali dovute proprio al pagamento.
- Non c'è la certezza che il gruppo di cybercriminali, ricevuto il pagamento, restituisca le chiavi per avere di nuovo accesso ai file.
- C'è il rischio di essere taggati come "pagatori": questa informazione viene poi condivisa tra i vari gruppi ed il rischio è di diventare bersaglio di altri cybercriminali.
Motivazioni logiche e più che valide sulle quali penso possiamo trovarci d'accordo. Ma.... la realtà è diversa.
JBS, 30 Maggio 2021, attacco ransomware. Pagati 11 Milioni di $. Queste la parole del CEO, Andrea Nogueira: